sabato 21 agosto 2010

Diario di un precario - capitolo 1

L’ingresso nel mondo del lavoro è piastrellato di fregature.

Dopo aver sudate le fantomatiche sette camicie per ottenere uno straccio di laurea, si è finalmente pronti ad affrontare la realtà a volto scoperto.

Peccato che la realtà si diverta a complicarti le cose.

Facciamo finta di essere un laureato di economia, e altrettanto finta che dopo qualche anno dalla laurea, tra stage e contratti mensili, vai finalmente a lavorare in banca come cassiere, e con un contratto niente di meno che di 4 mesi.

Le banche specie quelle italiane hanno l’annoso difetto di assumere “usa e getta”, ti sfruttano per mesi se necessario e in nome di chissà quale legge ti rimandano a casa, ovviamente dopo averti invaso la testa di fittizie promesse. Ma biasimare il sistema bancario è senza dubbio utile, eppure visto la direzione governativa italiana ci viene in mente di pensare che il problema va trovato alla radice.
La vera colpa di tutto secondo il mio modesto parere va ritrovato in quelle fabbriche di lavoro temporaneo che annientano completamente la dignità delle persone, dove vige la famosa frase “ o questo o nulla”, e tante volte si è costretti ad accettare lavori più o meno umilianti per pochi mesi, o addirittura pochi giorni. Sto parlando ovviamente delle agenzie interinali.

Hanno distrutto completamente il fragile equilibrio del mercato del lavoro, e la speranza di chiunque.

A parte poi dover svolgere un lavoro in cui si è troppo qualificati, si devono sopportare anche le angherie dei propri responsabili. Chiariamo che esistono vari tipi di vessazioni più o meno subdole.

C’è colui che direttamente ti schernisce e offende a qualsiasi errore, o tentativo di effettuare un operazione in cui serva apertamente il suo aiuto.

Altri invece agiscono nell’ombra, sono i peggiori perché ti affidano i compiti più ingrati dei quali per contratto non dovresti svolgere. Per lo più lo si fa per esigenze lavorative e per riuscire ad ottenere un buon giudizio per una riconferma all’inferno.

La verità è che a loro non interessa molto la tua storia, loro si divertono a correre su è giù con il passo dirigenziale con una nuvola di persone intorno. A loro piace l’esibizionismo, il piacere dell’evidenza dell’errore altrui in maniera plateale, sono attori, artisti, buffoni e criminali.

A volte, per necessità si china il capo, a volte per necessità li si affronta a viso aperto.

Ma non voglio spaventarvi, ossia certo non sono persone gentili ma non dei mostri, essi vivono in funzione di qualcosa che mi sfugge, nell’essere ambiziosi nel peggiore dei modi.

Eppure c’era un tempo in cui la mia disoccupazione procedeva alla grande, ero il n. 1 poi purtroppo è arrivata la mini ondata occupazionale precaria che mi ha costretto a tornare a lavoro invece di bighellonare allegramente per le strade.

Esperienze più o meno strane si fanno sul posto di lavoro, tipo la pausa, si va dal momento relax che dura dai 4 ai 7 secondi, al il sacrosanto caffè di mezza mattinata bevuto tutto d’un fiato con le papille gustative ormai cancellate.

Eccomi ora in un ufficio a scrivere le mie sventure durante orari lavorativi, non pensate che sono un perdigiorno, al contrario, mentre sto scrivendo ho già risolto tre casi annosi.